martedì 23 gennaio 2007

Cooper Temple Clause



The Cooper Temple Clause
Make this your Own
Rate: 3





Make this your own lo aspettavamo da un annetto emmezzo, i TCTC erano venuti a presentarcelo addirittura nel 2005. Il disco, lo diciamo senza fronzoli è pessimo, e nella sua bruttezza non riesce neanche ad avere un filo conduttore.. Canzoni che vanno dal rock di "Damage" al pop bistrattato di "Connect".. Lo si ascolta e lo si riascolta ma alla fine il risultato è che non se ne salva neanche una.. peccato.
E dire che i loro precedenti lavori erano tuttaltro che scadenti, anzi erano un perfetto insieme di Brit Pop ed elettronica mancuniana. A quanto pare la band è arrivata a un tale punto di disunione da non riuscire a partorire dopo anni di lavoro un album sensato.. non credo che possano tornare mai più belli come prima.

The Good, The Bad & The Queen-The Good, The Bad & The Queen



The Good, The Bad & The Queen
Rate:7-





The Good, The Bad & The Queen, ovvero Damon Albarn, Paul Simonon (Clash), Simon Tong (Verve) e Tony Allen.
L'ex(ex?) blur non sbaglia un colpo, se alcuni capitoli di questo progetto toccano cime cosi alte lo dobbiamo solo a Damon che offre una prova cantautoriale non da poco. Chi si aspettava la presenza di Simonon per fini esclusivamente commerciali si deve ricredere, l'ex-clash da lezioni di dub, riesce a dare quella regolarità alla voce di Albarn che in altri episodi era venuta a mancare (vedi Think Tank).
Ora veniamo alle note dolenti: la produzione di è Danger Mause che, dopo il flop con i Rapture, riesce quantomeno a spiazzare l'ascoltatore, il disco suona davvero strano, nel senso che a tratti da quasi fastidio, troppo coraggio non sempre paga. Infine Tong, il fantasma di Tong. Da l'impressione che potesse anche restare a casa, assolutamente incolore, ha perso la Verve..
Il disco scivola via veloce nonostante i suoni gracchianti e la voce continuamente in primo piano, ma Albarn è davvero all'altezza. Tuttavia le melodie brillanti vengono a mancare nel finale, peccato.

The Shins-Wincing The Night Away




The Shins
Wincing The NIght Away
Rate: 7.5



2007 e riecco gli Shins.
Con la pressione del terzo album addosso e più di tre anni di attesa sfornano Wincing The Night Away, un album che decidiamo di recensire per primo, un po' per le sue alchimie pop dosate alla perfezione, mai eccessive, ma soprattutto per quello che rappresenta: la rinascita definitiva della Sub Pop. Dopo gli anni d'oro dei Nirvana e un fine anni 90 di piena crisi si rilancia definitivamente come etichetta culto, non solo per il suo passato ma anche per un presente fatto di Postal Service, Thermals e Iron Wine..
Ma i fuoriclasse sono loro: gli Shins. WTNA apre con Sleeping Lessons, lento crescendo da brividi e si parte, neanche il tempo di rilassarsi che Australia fa venire voglia di scendere in strada a cantare. L'elemento davvero inebriante del disco è la scelta della track-list, lascia letteralmente senza fiato, un continuo alternarsi di ballate e... altri tipi di ballate. Dopo appena 58 secondi di Pam Berry ecco Phantom Limb, uno di quei pezzi che ti ricordi per anni e anni..
James Mercer e soci scelgono una produzione meno chitarristica del previsto, forse non ce ne siamo ancora accorti ma siamo loro molto grati; gli acceni di elettronica in Sea Legs sono boccate d'aria, il tutto senza eccedere e senza mai perdere quella sensazione di genuinità da torta fatta in casa a cui solo loro ci hanno abituato.
Non ci ha deluso.

Guido